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🍷 I produttori "ribelli" che hanno cambiato il vino italiano

🍷 I produttori "ribelli" che hanno cambiato il vino italiano

Me lo ha chiesto una cliente qualche tempo fa.

Aveva in mano una bottiglia di Tignanello. Guardava l'etichetta, vedeva scritto IGT — Indicazione Geografica Tipica — e non capiva.

"Ma non dovrebbe costare meno di un DOCG?"

È una domanda giustissima. E la risposta spiega una delle cose più
affascinanti del vino italiano.

COSA SIGNIFICANO DAVVERO QUELLE SIGLE

DOC — Denominazione di Origine Controllata.
DOCG — Denominazione di Origine Controllata e Garantita.
IGT — Indicazione Geografica Tipica.

Tre sigle che trovi su quasi ogni bottiglia italiana. E che la maggior parte delle persone legge senza capire davvero cosa significano.

Quando guardi un'etichetta:
DOCG — la più restrittiva. Disciplinare rigido, controlli severi, zona geografica precisa. Chianti Classico, Barolo, Prosecco Superiore di Valdobbiadene.

DOC — qualità controllata, regole precise ma meno rigide della DOCG.

IGT — la più flessibile. Il produttore sceglie vitigni, metodi, blend. Meno vincoli, più libertà creativa.

Sulla carta sembra una gerarchia: DOCG in cima, IGT in fondo.

Ma il vino non funziona così.

I PRODUTTORI RIBELLI

Negli anni '70, alcuni produttori toscani decisero di ribellarsi.

I disciplinari del Chianti imponevano quasi solo Sangiovese. Loro volevano usare Cabernet Sauvignon, Merlot, vitigni internazionali. Blend che nessun disciplinare prevedeva. Scelte che li escludevano dalle denominazioni ufficiali.

Il risultato furono vini straordinari — potenti, eleganti, riconosciuti dai
mercati internazionali come capolavori assoluti.

Ma fuori dalle denominazioni tradizionali. Quindi classificati come semplici IGT.

Questi vini oggi li chiamiamo Super Tuscany.

Sassicaia — 100% Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc.
Da 150 euro in su.
Tignanello — Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc.
Da 80 euro.
Ornellaia, Solaia — blend bordolesi che conquistano le migliori tavole del
mondo.

Tutti IGT. Tutti tra i vini più costosi e ricercati d'Italia.

Quindi cosa impari da tutto questo?

La sigla sull'etichetta ti dice come è stato prodotto quel vino — non quanto vale.

Un DOCG garantisce rispetto di un disciplinare preciso. Un IGT garantisce la libertà di un produttore che ha scelto di non seguire regole — e spesso quella libertà produce eccellenza.

Quando vedi IGT non pensare "vino da supermercato." Pensa
"produttore che ha fatto le sue scelte." Poi guarda chi lo produce. Quello fa la differenza.

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